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L’ATTIVITA’ DEI PRESIDI TERRITORIALI NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA SARNO

   

Struttura Commissariale per l’Emergenza Idrogeologica in Campania  | Autore: Dott.Antonio Caruso |

   

I presidi territoriali (costituiti da geologi ed ingegneri) sono stati istituiti a seguito degli eventi franosi del 5-6 maggio ’98 (Ordinanze Ministeriali nn. 2787/98 e 2789/98) come supporto tecnico per la gestione dei Piani di emergenza dei Comuni di Sarno, Siano, Bracigliano, Quindici e San Felice a Cancello.


Le attività del Presidio consistono:

1. nell’integrazione dello stato delle conoscenze sul territorio, nel rilievo e nella documentazione dell’evoluzione del territorio nel tempo, in particolare a seguito di eventi meteorici critici;
2. nello svolgimento di attività connesse ai Piani di Emergenza a supporto dei Centri Operativi Comunali (C.O.C.), dell’Ingegnere Delegato della struttura commissariale e della Protezione Civile Nazionale;
3. nell’approfondimento di aspetti geologici ed ingegneristici a supporto della progettazione degli interventi di mitigazione nelle aree ad elevato rischio idrogeologico;
4. nella redazione di cartografie tematiche a supporto delle attività del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) e del nucleo di esperti del GNDCI.
A partire dal 1 gennaio 2001, la gestione amministrativa della struttura del Presidio Territoriale (che ad oggi si compone di 35 tecnici) è stata ricondotta al Commissariato di Governo per l’Emergenza Idrogeologica in Campania.
Le attività del Presidio sono state estese ai territori della provincia di Avellino (Cervinara, San Martino Valle Caudina, Manocalzati, Pietrastornina e Roccabascerana), della provincia di Benevento (Cusano Mutri e Pannarano) e della provincia di Salerno (Giffoni Valle Piana) e riorganizzate in una serie di progetti finalizzati al conseguimento degli obiettivi programmati dal Commissario delegato.

I risultati del Presidio:

I risultati conseguiti dal Presidio possono essere sintetizzati nei seguenti punti:
1. Definizione della situazione “zero” di riferimento dello stato di dissesto dei versanti dell’intera dorsale di Pizzo d’Alvano interessata dai fenomeni franosi del 5-6 Maggio ’98, attraverso il rilevamento geologico e la documentazione delle evidenze di dissesto incipiente della copertura piroclastico-colluviale, riconducibili principalmente a creep dei suoli e a fratture beanti con o senza rigetto prevalente;
2. Riperimetrazione
- delle colate (attuali) del 5-6 maggio ‘98 e di quelle recenti di epoca storica ancora riconoscibili sul terreno;
- dei bacini idrografici e dei sottobacini con numerazione e codifica di tipo alfanumerico;
- dei bacini di frana all’interno dei singoli bacini idrografici con l’individuazione delle aree di distacco, di transito e trascinamento e di accumulo ed invasione delle colate del 5-6 maggio ’98.
3. Definizione della situazione “zero” di riferimento dello stato di dissesto incipiente nelle aree prossime ai canali ed alle zone di recapito e monitoraggio sistematico dell’evoluzione dei fenomeni erosivi post-evento anche in funzione delle opere idrauliche (briglie, canali e vasche) realizzate;
4. Redazione di profili longitudinali completi (distanze, quote, sezioni, opere d’arte presenti, particolari costruttivi, elementi caratteristici, inquadramento rispetto alle carta tematiche prodotte, imbocchi, sbocchi, ecc.) dei Valloni compresi nei territori di Presidio;
5. Redazione della “Carta dei percorsi” delle attività di rilevamento geologico in scala 1:5.000. Tale cartografia è utilizzata per
- indicare agli operatori di protezione civile gli itinerari da seguire per raggiungere, in sicurezza, le aree di versante, segnalando lo stato di conservazione dei sentieri e la loro percorribilità (auto, fuoristrada, a piedi, ecc.);
- ridurre progressivamente i tempi di percorrenza per raggiungere, in condizioni di sicurezza, i siti di monitoraggio, soprattutto in corrispondenza delle aree caratterizzate da dissesti incipienti;
- ottimizzare, durante l’emergenza, le operazioni di monitoraggio allorquando risulta prioritario il controllo, in tempi molto ridotti, dei settori di testata dei bacini, in particolare per quanto riguarda l’eventuale evoluzione dello stato dei dissesti delle coperture piroclastiche;
- velocizzare i percorsi nei settori pedemontani laddove le modificazioni antropiche comportano, nel tempo, delle sostanziali variazioni dei percorsi utili per le operazioni di presidio.
6. Redazione della “Carta di Sintesi delle attività di Presidio Geologico” (Carta geomorfologica preliminare) in scala 1:5.000. Questa cartografia (che sintetizza i primi rilievi di campagna effettuati dai tecnici del presidio) consente di
- individuare i bacini idrografici e i relativi sottobacini con la relativa codifica di tipo alfanumerico;
- ricostruire la geometria delle colate attuali, sub-attuali e storiche distinguendo: area di distacco e alimentazione, di transito e trascinamento, di accumulo ed invasione;
- rappresentare le forme deposizionali e di accumulo sui versanti (Zob e Talus) e nelle aree di recapito (conoidi) rilevate anche con l’ausilio delle foto aeree;
- individuare, preliminarmente, le aree a maggiore pericolosità geologica attraverso gli elementi di dissesto incipiente (creep nei suoli e fratture beanti a rigetto prevalente) della copertura piroclastica nei settori di versante sommitale ad elevata pendenza;
- individuare le aree ad elevata franosità pregressa riconducibili a colate detritico-piroclastiche e fangose antiche ancora riconoscibili sul terreno;
- individuare il preliminare “contesto geomorfologico” di riferimento per lo studio dei meccanismi di innesco delle colate di fango.
7. Redazione della “Carta degli eventi del 5 e 6 maggio ’98” in scala 1:5.000. In tale cartografia vengono riportati
- gli scenari franosi del 5 e 6 maggio ’98 con l’indicazione
1. dell’ora dell’innesco delle singole colate di fango
2. del numero di vittime
3. delle principali infrastrutture coinvolte
- le aree invase e i percorsi dei flussi fangosi ad elevato potere distruttivo;
- i dati dei principali eventi di colata avvenuti in epoca storica.
8. Redazione della “Carta di Zonazione Geologica finalizzata alla valutazione del Rischio residuo di colate di fango”, in scala 1:5.000. Tale cartografia:
- consente di effettuare una zonazione del territorio finalizzata all’individuazione di aree omogenee, a diverso tipo e grado di pericolosità residua e/o potenziale. La sovrapposizione di queste aree (ZD) con le classi di spessore contenute nella “Carta degli spessori delle coperture” consente, in maniera preliminare, di effettuare il calcolo preliminare dei volumi del materiale mobilizzabile lungo i versanti in seguito ad eventuali colate di fango;
- individua le possibili traiettorie e le aree interessate in epoca storica dai flussi di colata rapida detritico-fangosa;
- permette (attraverso il controllo sistematico degli oggetti geologici rilevati dopo eventi pluviometrici significativi) di controllare l’evoluzione dinamica delle aree più pericolose e di prospettare, almeno preliminarmente, gli scenari di dissesto ritenuti più probabili durante le fasi di emergenza.
9. Rilievi della circolazione idrica ipogea (stillicidi e venute d’acqua temporanee) rilevata in seguito ai monitoraggi eseguiti durante e dopo eventi pluviometrici rilevanti;
10. Rilevamento geolitologico del substrato carbonatico finalizzato alla ricostruzione della serie stratigrafica tipo della dorsale del Pizzo d’Alvano;
11. Rilievi stratigrafici dei depositi di conoide e relativa classificazione lito e cronostratigrafica;
12. Redazione della “Carta Litostrutturale” in scala 1:5.000 corredata da elementi strutturali derivati da interpretazione aerofotogrammetriche eseguite dall’U.O. 2.38. La carta è risultata utile per :
- rappresentare la serie stratigrafica tipo della dorsale carbonatica di Pizzo d’Alvano attraverso i rilievi geologici condotti nei canaloni denudati dalle colate di fango;
- ricostruire la morfostruttura principale attraverso i rapporti stratigrafici dei litotipi affioranti e i lineamenti tettonici riconosciuti a scala regionale (faglie principali e bordiere) individuati attraverso lo studio delle foto aeree;
- individuare, alla scala locale, i singoli morfoblocchi all’interno della morfostruttura principale attraverso i lineamenti strutturali (faglie secondarie e fratture) in corrispondenza delle aree di affioramento del substrato;
- distinguere gli elementi strutturali secondari a seconda dell’evidenza di rinvenimento rilevata in campagna (liscione di faglia, faglia per dislocazione degli strati, per cambio giaciturale, per affioramento di breccia di frizione…);
- evidenziare i rapporti tra circolazione idrica ipogea (presenza di condotti carsici e tanette rilevate nel substrato) e lineamenti strutturali principali e secondari (wedges);
- ricostruire il probabile assetto giaciturale e strutturale del substrato carbonatico per lo studio dei fenomeni di innesco delle colate di fango.
13. Redazione della “Carta degli spessori delle coperture” in scala 1:5.000.
Questo elaborato è risultato utile per :
- individuare, per ciascun bacino idrografico, la classe di spessore della copertura piroclastica rilevata rispetto al substrato carbonatico per la valutazione preliminare del volume di alimentazione di potenziali colate rapide di fango;
- caratterizzare, rispetto ad ogni singola classe di spessore, la forma del rilievo associata ricavata anche in base al criterio di similitudine geomorfologica su aree omogenee in cui gli spessori sono noti.
14. Indicazione dei siti di installazione delle strumentazioni geotecniche e di effettuazione delle indagini geognostiche realizzate dal Provveditorato alle Opere Pubbliche della Regione Campania in alcune aree campione di versante sommitale della dorsale di Pizzo d’Alvano.
Nei siti posti nelle aree pedemontane sono stati realizzati:
· profili sismici a rifrazione;
· sondaggi meccanici a carotaggio continuo con l’istallazione nei fori di sondaggio di piezometri del tipo Casagrande e a tubo aperto per la misura del livello della falda;
Inoltre sono state installate, in corrispondenza delle aree di frana, all’interno delle aree di Z.O.B., strumentazioni geotecniche finalizzate al:
· rilievo delle pressioni neutre positive e negative (tensiometri);
· rilievo dell’evoluzione nel tempo dello stato di fratturazione presente sul terreno (estensimetri a filo);
· rilievo delle portate idriche in sezioni sottendenti alcuni bacini e sottobacini significativi (stramazzi a lettura manuale e automatica).
15. Realizzazione di diagrammi rappresentativi delle suzioni, delle quote piezometriche, sezioni trasversali e/o longitudinali delle stazioni di monitoraggio, diagrammi di evoluzione delle tensioni e delle quote piezometriche nel tempo, calcoli idraulici di sintesi. Informazioni di dettaglio sui moti di filtrazione e/o di evapo-traspirazione dell’acqua capillare distribuita all’interno delle coltri di copertura;
16. Redazione della “Carta delle coperture storiche” in scala 1:5.000. Questa cartografia è frutto di approfondimenti avanzati delle serie stratigrafiche vulcaniche rilevate nelle aree di versante sommitale, in corrispondenza dei coronamenti delle frane del 5-6 maggio ’98; tale elaborato consente :
- il calcolo del volume del materiale residuo ancora disponibile nelle aree di canale e di flusso delle colate piroclastiche;
- l’individuazione dello spessore della copertura mobilizzabile a partire da una superficie di scorrimento individuata in base ad evidenze geostratigrafiche ottenute con l’ausilio di pozzetti e trincee effettuati nelle aree di coronamento e di transito delle colate del 5 e 6 maggio ’98;
- la rappresentazione, per ciascun bacino idrografico e dei relativi sottobacini, delle classi di spessore (classe A= 0 metri; classe B= 0-0.5 m; classe C=0.5-1.0 m; classe D= 1.0-1.5 m; classe E= 1.5-2.0 m; classe F> 2m) dalle quali calcolare i volumi potenzialmente mobilizzabili;
- l’individuazione dello spessore delle coperture piroclastiche più antiche, in assetto primario e/o sindeposizionale che individuano eruzioni stabili e riducono, pertanto, lo spessore totale delle coperture piroclastiche che possono essere mobilitate lungo il versante;
- la ricostruzione della geometria e del relativo andamento stratigrafico dei depositi piroclastici di copertura lungo il versante;
- la taratura delle aree colluviali individuate nelle concavità morfologiche (Zob) del substrato carbonatico;
17. Rilievo sistematico e aggiornamento continuo (corredato da foto e rilievi puntuali) dello stato di avanzamento dei lavori in corrispondenza dei tratti di alveo interessati dalla realizzazione di nuove opere ed eventuale confronto con le previsioni progettuali;
18. Rilievo sistematico all’interno dei valloni di eventuali situazioni di crisi di funzionamento temporanea o definitiva; individuazione delle situazioni di crisi nelle interferenze canali-infrastrutture, in corrispondenza di abitazioni, centri urbani, infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie, viadotti ecc.) e costruzioni di primaria importanza (scuole, ospedali, acquedotti, fognature, ecc);
19. Redazione della “Carta dei Punti di Crisi” in scala 1:5.000. Tale cartografia rappresenta un utile strumento di supporto durante il monitoraggio del territorio e durante le fasi di attivazione del Piano di Emergenza comunale. Nella suddetta cartografia vengono rappresentate:
- le aree suscettibili o soggette a problemi di natura idraulica durante eventi pluviometrici intensi, ovvero:
1. aree di erosione, di trasporto e deposito del materiale piroclastico-alluvionale;
2. aree di probabile ostruzione e/o strozzatura idraulica;
3. zone soggette ad allagamento nelle aree di recapito dei canaloni;
- le aree potenzialmente suscettibili a problemi connessi a colate di fango in corrispondenza di:
1. punti di espansione della colata;
2. accumulo di materiale detritico e/o alluvionale di possibile mobilitazione presente negli alvei;
3. dissesti spondali.
- i percorsi per raggiungere i punti di crisi ed i relativi punti di osservazione durante l’evento pluviometrico in condizioni di massima sicurezza.
20. Attività connesse ai Piani di emergenza effettuate a partire dal 3 Agosto 1998, consistenti:
· nella partecipazione dei tecnici del Presidio al Piano Interprovinciale di Emergenza durante le fasi di attivazione (Attenzione, Pre-allarme e Allarme);
· nel supporto tecnico ed operativo dei tecnici del presidio ai Centri Operativi Comunali (C.O.C.) e all’Ingegnere Delegato attraverso un’intensa attività di vigilanza del territorio effettuata nelle aree individuate nella Carta dei Punti di Crisi e mediante l’osservazione del reticolo idrografico artificiale e/o naturale di valle. L’attività di vigilanza, in casi particolari, viene estesa attraverso percorsi sicuri, nelle aree di versante per verificare l’eventuale modificazione dei dissesti rilevati e rappresentati nelle Carte tematiche di Presidio;
nella redazione di relazioni dettagliate sull’attività svolta con la descrizione dei fenomeni osservati. Queste “Relazioni di Evento”, effettuate al termine dell’emergenza entro le successive 24 ore e comunque con la massima tempestività, vengono trasmesse per i dovuti adempimenti all’Ingegnere delegato e altri soggetti istituzionali interessati (Società di Ingegneria, nucleo di valutazione del GNDCI) ed in caso di eventi particolarmente significativi, alla Protezione Civile Nazionale e Regionale.

 

 

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