I presidi territoriali (costituiti
da geologi ed ingegneri) sono stati
istituiti a seguito degli eventi
franosi del 5-6 maggio ’98
(Ordinanze Ministeriali nn. 2787/98
e 2789/98) come supporto tecnico per
la gestione dei Piani di emergenza
dei Comuni di Sarno, Siano,
Bracigliano, Quindici e San Felice a
Cancello.
Le attività del Presidio consistono:
1. nell’integrazione dello stato
delle conoscenze sul territorio, nel
rilievo e nella documentazione
dell’evoluzione del territorio nel
tempo, in particolare a seguito di
eventi meteorici critici;
2. nello svolgimento di attività
connesse ai Piani di Emergenza a
supporto dei Centri Operativi
Comunali (C.O.C.), dell’Ingegnere
Delegato della struttura
commissariale e della Protezione
Civile Nazionale;
3. nell’approfondimento di aspetti
geologici ed ingegneristici a
supporto della progettazione degli
interventi di mitigazione nelle aree
ad elevato rischio idrogeologico;
4. nella redazione di cartografie
tematiche a supporto delle attività
del Comitato Tecnico Scientifico
(CTS) e del nucleo di esperti del GNDCI.
A partire dal 1 gennaio 2001, la
gestione amministrativa della
struttura del Presidio Territoriale
(che ad oggi si compone di 35
tecnici) è stata ricondotta al
Commissariato di Governo per
l’Emergenza Idrogeologica in
Campania.
Le attività del Presidio sono state
estese ai territori della provincia
di Avellino (Cervinara, San Martino
Valle Caudina, Manocalzati,
Pietrastornina e Roccabascerana),
della provincia di Benevento (Cusano
Mutri e Pannarano) e della provincia
di Salerno (Giffoni Valle Piana) e
riorganizzate in una serie di
progetti finalizzati al
conseguimento degli obiettivi
programmati dal Commissario
delegato.
I risultati
del Presidio:
I risultati conseguiti dal Presidio
possono essere sintetizzati nei
seguenti punti:
1. Definizione della situazione
“zero” di riferimento dello stato di
dissesto dei versanti dell’intera
dorsale di Pizzo d’Alvano
interessata dai fenomeni franosi del
5-6 Maggio ’98, attraverso il
rilevamento geologico e la
documentazione delle evidenze di
dissesto incipiente della copertura
piroclastico-colluviale,
riconducibili principalmente a creep
dei suoli e a fratture beanti con o
senza rigetto prevalente;
2. Riperimetrazione
- delle colate (attuali) del 5-6
maggio ‘98 e di quelle recenti di
epoca storica ancora riconoscibili
sul terreno;
- dei bacini idrografici e dei
sottobacini con numerazione e
codifica di tipo alfanumerico;
- dei bacini di frana all’interno
dei singoli bacini idrografici con
l’individuazione delle aree di
distacco, di transito e
trascinamento e di accumulo ed
invasione delle colate del 5-6
maggio ’98.
3. Definizione della situazione
“zero” di riferimento dello stato di
dissesto incipiente nelle aree
prossime ai canali ed alle zone di
recapito e monitoraggio sistematico
dell’evoluzione dei fenomeni erosivi
post-evento anche in funzione delle
opere idrauliche (briglie, canali e
vasche) realizzate;
4. Redazione di profili
longitudinali completi (distanze,
quote, sezioni, opere d’arte
presenti, particolari costruttivi,
elementi caratteristici,
inquadramento rispetto alle carta
tematiche prodotte, imbocchi,
sbocchi, ecc.) dei Valloni compresi
nei territori di Presidio;
5. Redazione della “Carta dei
percorsi” delle attività di
rilevamento geologico in scala
1:5.000. Tale cartografia è
utilizzata per
- indicare agli operatori di
protezione civile gli itinerari da
seguire per raggiungere, in
sicurezza, le aree di versante,
segnalando lo stato di conservazione
dei sentieri e la loro
percorribilità (auto, fuoristrada, a
piedi, ecc.);
- ridurre progressivamente i tempi
di percorrenza per raggiungere, in
condizioni di sicurezza, i siti di
monitoraggio, soprattutto in
corrispondenza delle aree
caratterizzate da dissesti
incipienti;
- ottimizzare, durante l’emergenza,
le operazioni di monitoraggio
allorquando risulta prioritario il
controllo, in tempi molto ridotti,
dei settori di testata dei bacini,
in particolare per quanto riguarda
l’eventuale evoluzione dello stato
dei dissesti delle coperture
piroclastiche;
- velocizzare i percorsi nei settori
pedemontani laddove le modificazioni
antropiche comportano, nel tempo,
delle sostanziali variazioni dei
percorsi utili per le operazioni di
presidio.
6. Redazione della “Carta di Sintesi
delle attività di Presidio
Geologico” (Carta geomorfologica
preliminare) in scala 1:5.000.
Questa cartografia (che sintetizza i
primi rilievi di campagna effettuati
dai tecnici del presidio) consente
di
- individuare i bacini idrografici e
i relativi sottobacini con la
relativa codifica di tipo
alfanumerico;
- ricostruire la geometria delle
colate attuali, sub-attuali e
storiche distinguendo: area di
distacco e alimentazione, di
transito e trascinamento, di
accumulo ed invasione;
- rappresentare le forme
deposizionali e di accumulo sui
versanti (Zob e Talus) e nelle aree
di recapito (conoidi) rilevate anche
con l’ausilio delle foto aeree;
- individuare, preliminarmente, le
aree a maggiore pericolosità
geologica attraverso gli elementi di
dissesto incipiente (creep nei suoli
e fratture beanti a rigetto
prevalente) della copertura
piroclastica nei settori di versante
sommitale ad elevata pendenza;
- individuare le aree ad elevata
franosità pregressa riconducibili a
colate detritico-piroclastiche e
fangose antiche ancora riconoscibili
sul terreno;
- individuare il preliminare
“contesto geomorfologico” di
riferimento per lo studio dei
meccanismi di innesco delle colate
di fango.
7. Redazione della “Carta degli
eventi del 5 e 6 maggio ’98” in
scala 1:5.000. In tale cartografia
vengono riportati
- gli scenari franosi del 5 e 6
maggio ’98 con l’indicazione
1. dell’ora dell’innesco delle
singole colate di fango
2. del numero di vittime
3. delle principali infrastrutture
coinvolte
- le aree invase e i percorsi dei
flussi fangosi ad elevato potere
distruttivo;
- i dati dei principali eventi di
colata avvenuti in epoca storica.
8. Redazione della “Carta di
Zonazione Geologica finalizzata alla
valutazione del Rischio residuo di
colate di fango”, in scala 1:5.000.
Tale cartografia:
- consente di effettuare una
zonazione del territorio finalizzata
all’individuazione di aree omogenee,
a diverso tipo e grado di
pericolosità residua e/o potenziale.
La sovrapposizione di queste aree (ZD)
con le classi di spessore contenute
nella “Carta degli spessori delle
coperture” consente, in maniera
preliminare, di effettuare il
calcolo preliminare dei volumi del
materiale mobilizzabile lungo i
versanti in seguito ad eventuali
colate di fango;
- individua le possibili traiettorie
e le aree interessate in epoca
storica dai flussi di colata rapida
detritico-fangosa;
- permette (attraverso il controllo
sistematico degli oggetti geologici
rilevati dopo eventi pluviometrici
significativi) di controllare
l’evoluzione dinamica delle aree più
pericolose e di prospettare, almeno
preliminarmente, gli scenari di
dissesto ritenuti più probabili
durante le fasi di emergenza.
9. Rilievi della circolazione idrica
ipogea (stillicidi e venute d’acqua
temporanee) rilevata in seguito ai
monitoraggi eseguiti durante e dopo
eventi pluviometrici rilevanti;
10. Rilevamento geolitologico del
substrato carbonatico finalizzato
alla ricostruzione della serie
stratigrafica tipo della dorsale del
Pizzo d’Alvano;
11. Rilievi stratigrafici dei
depositi di conoide e relativa
classificazione lito e
cronostratigrafica;
12. Redazione della “Carta
Litostrutturale” in scala 1:5.000
corredata da elementi strutturali
derivati da interpretazione
aerofotogrammetriche eseguite
dall’U.O. 2.38. La carta è risultata
utile per :
- rappresentare la serie
stratigrafica tipo della dorsale
carbonatica di Pizzo d’Alvano
attraverso i rilievi geologici
condotti nei canaloni denudati dalle
colate di fango;
- ricostruire la morfostruttura
principale attraverso i rapporti
stratigrafici dei litotipi
affioranti e i lineamenti tettonici
riconosciuti a scala regionale
(faglie principali e bordiere)
individuati attraverso lo studio
delle foto aeree;
- individuare, alla scala locale, i
singoli morfoblocchi all’interno
della morfostruttura principale
attraverso i lineamenti strutturali
(faglie secondarie e fratture) in
corrispondenza delle aree di
affioramento del substrato;
- distinguere gli elementi
strutturali secondari a seconda
dell’evidenza di rinvenimento
rilevata in campagna (liscione di
faglia, faglia per dislocazione
degli strati, per cambio giaciturale,
per affioramento di breccia di
frizione…);
- evidenziare i rapporti tra
circolazione idrica ipogea (presenza
di condotti carsici e tanette
rilevate nel substrato) e lineamenti
strutturali principali e secondari (wedges);
- ricostruire il probabile assetto
giaciturale e strutturale del
substrato carbonatico per lo studio
dei fenomeni di innesco delle colate
di fango.
13. Redazione della “Carta degli
spessori delle coperture” in scala
1:5.000.
Questo elaborato è risultato utile
per :
- individuare, per ciascun bacino
idrografico, la classe di spessore
della copertura piroclastica
rilevata rispetto al substrato
carbonatico per la valutazione
preliminare del volume di
alimentazione di potenziali colate
rapide di fango;
- caratterizzare, rispetto ad ogni
singola classe di spessore, la forma
del rilievo associata ricavata anche
in base al criterio di similitudine
geomorfologica su aree omogenee in
cui gli spessori sono noti.
14. Indicazione dei siti di
installazione delle strumentazioni
geotecniche e di effettuazione delle
indagini geognostiche realizzate dal
Provveditorato alle Opere Pubbliche
della Regione Campania in alcune
aree campione di versante sommitale
della dorsale di Pizzo d’Alvano.
Nei siti posti nelle aree
pedemontane sono stati realizzati:
· profili sismici a rifrazione;
· sondaggi meccanici a carotaggio
continuo con l’istallazione nei fori
di sondaggio di piezometri del tipo
Casagrande e a tubo aperto per la
misura del livello della falda;
Inoltre sono state installate, in
corrispondenza delle aree di frana,
all’interno delle aree di Z.O.B.,
strumentazioni geotecniche
finalizzate al:
· rilievo delle pressioni neutre
positive e negative (tensiometri);
· rilievo dell’evoluzione nel tempo
dello stato di fratturazione
presente sul terreno (estensimetri a
filo);
· rilievo delle portate idriche in
sezioni sottendenti alcuni bacini e
sottobacini significativi (stramazzi
a lettura manuale e automatica).
15. Realizzazione di diagrammi
rappresentativi delle suzioni, delle
quote piezometriche, sezioni
trasversali e/o longitudinali delle
stazioni di monitoraggio, diagrammi
di evoluzione delle tensioni e delle
quote piezometriche nel tempo,
calcoli idraulici di sintesi.
Informazioni di dettaglio sui moti
di filtrazione e/o di
evapo-traspirazione dell’acqua
capillare distribuita all’interno
delle coltri di copertura;
16. Redazione della “Carta delle
coperture storiche” in scala
1:5.000. Questa cartografia è frutto
di approfondimenti avanzati delle
serie stratigrafiche vulcaniche
rilevate nelle aree di versante
sommitale, in corrispondenza dei
coronamenti delle frane del 5-6
maggio ’98; tale elaborato consente
:
- il calcolo del volume del
materiale residuo ancora disponibile
nelle aree di canale e di flusso
delle colate piroclastiche;
- l’individuazione dello spessore
della copertura mobilizzabile a
partire da una superficie di
scorrimento individuata in base ad
evidenze geostratigrafiche ottenute
con l’ausilio di pozzetti e trincee
effettuati nelle aree di coronamento
e di transito delle colate del 5 e 6
maggio ’98;
- la rappresentazione, per ciascun
bacino idrografico e dei relativi
sottobacini, delle classi di
spessore (classe A= 0 metri; classe
B= 0-0.5 m; classe C=0.5-1.0 m;
classe D= 1.0-1.5 m; classe E=
1.5-2.0 m; classe F> 2m) dalle quali
calcolare i volumi potenzialmente
mobilizzabili;
- l’individuazione dello spessore
delle coperture piroclastiche più
antiche, in assetto primario e/o
sindeposizionale che individuano
eruzioni stabili e riducono,
pertanto, lo spessore totale delle
coperture piroclastiche che possono
essere mobilitate lungo il versante;
- la ricostruzione della geometria e
del relativo andamento stratigrafico
dei depositi piroclastici di
copertura lungo il versante;
- la taratura delle aree colluviali
individuate nelle concavità
morfologiche (Zob) del substrato
carbonatico;
17. Rilievo sistematico e
aggiornamento continuo (corredato da
foto e rilievi puntuali) dello stato
di avanzamento dei lavori in
corrispondenza dei tratti di alveo
interessati dalla realizzazione di
nuove opere ed eventuale confronto
con le previsioni progettuali;
18. Rilievo sistematico all’interno
dei valloni di eventuali situazioni
di crisi di funzionamento temporanea
o definitiva; individuazione delle
situazioni di crisi nelle
interferenze canali-infrastrutture,
in corrispondenza di abitazioni,
centri urbani, infrastrutture di
trasporto (strade, ferrovie,
viadotti ecc.) e costruzioni di
primaria importanza (scuole,
ospedali, acquedotti, fognature,
ecc);
19. Redazione della “Carta dei Punti
di Crisi” in scala 1:5.000. Tale
cartografia rappresenta un utile
strumento di supporto durante il
monitoraggio del territorio e
durante le fasi di attivazione del
Piano di Emergenza comunale. Nella
suddetta cartografia vengono
rappresentate:
- le aree suscettibili o soggette a
problemi di natura idraulica durante
eventi pluviometrici intensi,
ovvero:
1. aree di erosione, di trasporto e
deposito del materiale
piroclastico-alluvionale;
2. aree di probabile ostruzione e/o
strozzatura idraulica;
3. zone soggette ad allagamento
nelle aree di recapito dei canaloni;
- le aree potenzialmente
suscettibili a problemi connessi a
colate di fango in corrispondenza
di:
1. punti di espansione della colata;
2. accumulo di materiale detritico
e/o alluvionale di possibile
mobilitazione presente negli alvei;
3. dissesti spondali.
- i percorsi per raggiungere i punti
di crisi ed i relativi punti di
osservazione durante l’evento
pluviometrico in condizioni di
massima sicurezza.
20. Attività connesse ai Piani di
emergenza effettuate a partire dal 3
Agosto 1998, consistenti:
· nella partecipazione dei tecnici
del Presidio al Piano
Interprovinciale di Emergenza
durante le fasi di attivazione
(Attenzione, Pre-allarme e Allarme);
· nel supporto tecnico ed operativo
dei tecnici del presidio ai Centri
Operativi Comunali (C.O.C.) e
all’Ingegnere Delegato attraverso
un’intensa attività di vigilanza del
territorio effettuata nelle aree
individuate nella Carta dei Punti di
Crisi e mediante l’osservazione del
reticolo idrografico artificiale e/o
naturale di valle. L’attività di
vigilanza, in casi particolari,
viene estesa attraverso percorsi
sicuri, nelle aree di versante per
verificare l’eventuale modificazione
dei dissesti rilevati e
rappresentati nelle Carte tematiche
di Presidio;
nella redazione di relazioni
dettagliate sull’attività svolta con
la descrizione dei fenomeni
osservati. Queste “Relazioni di
Evento”, effettuate al termine
dell’emergenza entro le successive
24 ore e comunque con la massima
tempestività, vengono trasmesse per
i dovuti adempimenti all’Ingegnere
delegato e altri soggetti
istituzionali interessati (Società
di Ingegneria, nucleo di valutazione
del GNDCI) ed in caso di eventi
particolarmente significativi, alla
Protezione Civile Nazionale e
Regionale.